Prof. Lina Cammarano

rocca


La lingua nella medicina del 1835

Medea


 

La lingua della medicina nel 1835” da un ambito lavorativo umanistico si presenta l’analisi linguistica di un testo espositivo redatto in peculiari circostanze scientifiche, si orientata l’attenzione alla lingua della medicina e non di un testo poetico o narrativo di un autore ricorrente nelle programmazioni didattiche, ci si riferisce a un documento d’archivio e non ad uno scritto selezionato nei canonici libri di testo. Perché?
Avevo più o meno tre anni quando tra la primavera e l’autunno del 1968 mio padre affrontava continui andirivieni da Roccadaspide all’area archeologica di Sibari, ad ogni rientro in famiglia mi illustrava immagini di tombe e corredi funerari principeschi, mi narrava con enfasi le fasi della scoperta delle necropoli, delle singole tombe, della loro apertura e dei reperti particolari. Negli anni successivi periodicamente ho aperto il cofanetto in cui erano state custodite quelle fotografie e nel contempo mi si aprivano gli universi delle narrazioni di papà riguardo ai reperti e agli scenari umani immaginati da papà. I musei e/o i siti archeologici sono stati il principale punto di riferimento di qualsiasi città abbia visitato. Al terzo anno del corso di laurea in lettere decisi l’argomento della mia tesi di laurea, volli intraprendere lo studio delle malattie endemiche sul territorio di Paestum, da studentessa dell’area umanistica avevo iniziato a prediligere in modo speciale la storia, da allora, la disciplina mi è apparsa come il cardine della formazione della persona, tuttavia mi interessa poco l’aspetto politico, mi affascinano invece le componenti relative alla vita, all’uomo, all’evoluzione biologica e/o patologica delle e tra le generazioni in relazione all’habitat. Da quel momento iniziai ad alternare la frequenza della facoltà di lettere dell’Università degli Studi di Salerno con quella di farmacia della stessa Università, alcuni settori della biblioteca di medicina della Federico II, l’archivio di Stato di Salerno e Napoli per consultare le relazioni sanitarie dei secoli XIX e XX, l’archivio della parrocchia di Paestum e quello civile del Comune di Capaccio-Paestum, un laboratorio di analisi cliniche del territorio e l’archivio di ematologia di un ospedale locale. Conclusi il corso di studi in lettere con ottimi risultati, intrapresi il percorso per la formazione di insegnante e insegno. Eppure, nonostante gli impegni del processo di insegnamento-apprendimento sono riuscita a frequentare l’archivio demografico della parrocchia di Roccadaspide durante le estati, a leggere e individuare informazioni adeguate a chiarirmi le dinamiche demografiche emerse nei registri d’archivio e ad esaminare diverse relazioni sanitarie. Quando ho riflettuto sul perché la mia idea di scoprire la storia degli uomini si orienta nella direzione della “vita” l’unica risposta che sono riuscita a darmi e della quale ne sono sempre più convinta è che già a scuola la storia andrebbe esaminata e rivisitata per capire qualcosa in più sulla “vita”, pertanto gli studenti andrebbero guidati ad apprendere per ricerca. Le tipologie testuali e i linguaggi settoriali si possono studiare anche su documenti d’archivio, è con questa metodologia che si costruisce in itinere l’interdisciplinarità e si permette agli studenti di sperimentare come la scuola orienta nel leggere gli eventi della “vita”.